intervista per JSC15 NodoLibri

NON SOLO ARTE: L’ARTIGIANATO CREATIVO DI AGNES DUERRSCHNABEL

 

Agnes Duerrschnabel, tedesca di origine, vive da 30 anni in provincia di Como e ad ancora più tempo risale la sua passione per la ceramica. Nata come autodidatta, nel 1985 frequenta il suo primo corso da dilettante in Germania e comincia fin da subito a creare piccoli oggetti. Una volta trasferita in Italia ha conosciuto il ceramista Walter Castelnuovo, dal quale ha iniziato ad apprendere varie tecniche e perfezionare le sue capacità. Determinata a trasformare questo hobby in un lavoro, nel 2007 decide di intraprendere gli studi di ceramica in maniera approfondita e dopo cinque anni ha concluso un corso quinquennale presso la Staatl Fachschule für Keramikgestaltung Höhr-Grenzhausen (Istituto di Stato per il Design delle Materie Ceramiche), conseguendo la qualifica di Designer di Materie Ceramiche e formatrice professionale nel settore.

Dal 2013 ha aperto il suo atelier a Como in via Borsieri 16, nell’edificio dell’antico monastero di Santa Margherita, dove prossimamente terrà il secondo workshop su “La teiera sbilenca”.

Da dove è nato questo interesse per la ceramica?
Tutto è partito da una passione enorme, da una vocazione diciamo artistica. Per esempio mi è sempre interessato il disegno, ma della ceramica mi piace il fatto che si possa creare con le proprie mani un oggetto che permanga nel tempo. Questo perché se ci pensi effettivamente quello che viene “dissepolto” dagli scavi siamo noi, sono le ceramiche che raccontano la vita di epoche passate. È questo che mi ha affascinata. Anche non pensavo a questo aspetto particolare fin dall’inizio, mi ha affascinato la possibilità di fissare un’idea in un oggetto che rimane. Qualsiasi altro lavoro non riusciva a darmi nessun senso del concreto.

Segue una determinata linea stilistica?
Diciamo che mi piace che gli oggetti siano artistici, ma anche utilizzabili. In qualche modo è una sorta di sfida: spesso l’oggetto d’arte è contrapposto all’utilità. Più è artistico e più è strano e viceversa. Infatti in Germania, Francia e Inghilterra è presente il concetto dell’artigianato artistico, ovvero un connubio tra artigianato e utilità, lato estetico e funzionale. Nessuno dei due toglie qualcosa all’altro. La mia arte non toglie nulla alle mie capacità di essere un buon artigiano: il fatto che io creo degli oggetti che si possano utilizzare comunemente non dovrebbe necessariamente togliermi la capacità di espressione artistica. Purtroppo questa visione in Italia è un po’ sminuita.

Non si focalizza quindi sul lato meramente ornamentale.
No, assolutamente. La mia intenzione rimane quella di creare degli oggetti funzionali, anche utilizzando materiali presi dalla natura. Ho sempre avuto la passione di raccogliere oggetti in generale come legni, sassi, ferri vecchi perché mi sembrano quasi dei regali o tesori ritrovati, per poi farmi poi ispirare da loro, utilizzandoli come ad esempio manici per brocche o teiere. Questo è un aspetto che mi piace particolarmente, prendere cose che normalmente hanno perso la loro utilità originale, poiché danneggiati o in disuso, e dargli una nuova vita combinandoli con oggetti in gres o in porcellana. teiera-6

Ha nominato il gres, la terracotta e la porcellana. Quali sono i materiali con cui preferisce lavorare?
Il mio materiale preferito è il gres, in particolare il gres grigio, molto difficile nella fase di cottura, ma anche molto bello da lavorare. Bisogna conoscere bene le sue caratteristiche, poiché appunto quando si cuoce risulta un po’ imprevedibile. Inoltre mi piace molto la porcellana, anche se più “cattiva”, nel senso che non ti perdona se commetti qualche errore.Lavoro anche con gres bianco e rosso. Quest’ultimo è una terra rossa, che sembra una terracotta da basso fuoco, ma si può cuocere fino a 1200 gradi per poi diventare gres rosso.

Quali sono i suoi principali strumenti di lavoro?
Uno strumento molto importante, se non fondamentale, è senza dubbio il forno. Quello presente nel mio laboratorio è costituito da un particolare tipo di mattone che può resistere ad alte temperature. Si tratta di un forno a pozzo con diversi scaffali, sui quali si posizionano gli oggetti da cuocere, ma ne esistono anche modelli con un’apertura frontale. Ognuno ha i suoi vantaggi e svantaggi: quello a pozzo da una parte permette di avere un consumo energetico bilanciato, ma tuttavia è scomodo perché essendo di forma tondeggiante si hanno degli spazi inutilizzati quando si devono cuocere degli oggetti rettangolari o quadrati.

Durante i suoi anni di lavoro ci sono state delle creazioni di cui va particolarmente fiera o a cui si sente più legata?
Il mio pezzo preferito è stato venduto. In sostanza avevo cominciato a creare delle specie di scatole, nate prima come cassette per pescatori per una mostra che si è tenuta a Dongo, poi diventate dei porta oggetti, ognuno dei quali racconta una storia attraverso le immagini con cui sono decorati.
Sono anche particolarmente legata a al lavoro che ho realizzato per la mia tesi, incentrata sull’unione tra reperti naturali e oggetti di ceramica. In generale mi piace sperimentare sempre cose nuove.

“La teiera sbilenca” sarà la protagonista del suo prossimo corso, in cosa consisterà?
Avevo già sostenuto questo workshop una volta, ma alcune persone non hanno potuto partecipare e quindi ho riproposto sempre la teiera sbilenca, realizzata da una mia alunna durante il primo appuntamento. Si partirà realizzando l’involucro, le pareti, utilizzando la tecnica della lastra: partendo da delle lastre di gres si tagliano e si assemblano come se fossero componenti di tessuto, per confezionare un vestito.
Prima si stende la lastra, pensando alla forma che si vuole ottenere e si taglia, anche poi si può sempre modificarla o distorcere, insomma conferirgli delle forme diverse. Io preparerò prima le lastre, in modo da essere già pronte per l’utilizzo, e anche qualche dettaglio più difficile come il beccuccio, perché devono essere realizzati con il tornio. Inoltre si personalizzerà la superficie con decorazioni a piacimento prima dell’assemblaggio, quando è ancora una lastra. Poi spiegherò bene come unire le varie parti, poiché è un procedimento che va curato ed eseguito bene, altrimenti se tipo il fondo, la parete esterna o il coperchio non sono unite bene, già nell’asciugatura o al più tardi nel forno si aprono, si scompongono. In sostanza è chiamata sbilenca perché non è necessariamente ordinata e in questa caratteristica risiede la sua particolare bellezza.

testo di: Beatrice Ivagnes per NodoLibri – COMO ©

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